Alekos.

Alekos.

1 Maggio 1976
Alexandros Panagulis muore in un incidente stradale.

Molti tra voi non hanno la minima idea di chi sia stato Panagulis.
Molti tra voi, probabilmente, non hanno mai sentito nemmeno pronunciarne il nome.
D’altronde è una vecchia storia la sua.
La storia di un passato che non torna, che non ci appartiene più.
La storia di un ribelle, di un rivoluzionario, di un eroe.
La storia di un UOMO, che il mondo d’allora minimizzava, figuriamoci quello di oggi .
Ho incontrato Alekos Panagulis grazie ad Oriana.
Sì, proprio lei… La Fallaci così criticata, così demolita, così falsamente osannata nell’ultimo periodo, strumento di discussione sulle vostre bacheche Facebook.
<< Cosa centra adesso questa “fascista”?>>… Vi starete chiedendo.
Iniziate a dare un sguardo qui:
Oriana su Panagulis .
Sì, proprio così. Oriana ed Alekos hanno condiviso tre anni della loro vita, protagonisti di un amore tormentato, complicato, un amore fatto di affronti e di protezione, un amore rivoluzionario, un po’ come loro due. A testimoniare questo amore, a trasmettere al mondo intero la storia di un poeta, sono state le pagine di un capolavoro della Fallaci, le pagine di “Un Uomo”. E’ in queste pagine che ho conosciuto, ho ammirato, ho amato Alekos.
1967 siamo nella Grecia dei colonnelli, in piena dittatura fascista, Panagulis, fondatore della resistenza greca, attenta alla vita del tiranno Papadopulos. Fallisce.
Lo arrestarono, lo seviziarono, lo condannarono a morte. Tutto attraverso un vero e proprio processo, già deciso, già stabilito. Il più falso dei processi, il più indimenticabile dei processi.

” Giungeva in aula con le mani ammanettate dietro la schiena, i poliziotti gli toglievano le manette e lo serravano in una morsa cieca agguantandolo alle spalle, alle braccia, alla vita, ma lui balzava in piedi lo stesso, con l’indice teso, a gridare il suo sdegno.  Non lo giustiziarono per non farne un eroe. E va da sé che lo divenne ugualmente perché morire, a volte, è più facile che vivere come viveva lui. Lo trasportavano da una prigione all’ altra dicendo: << Il plotone di esecuzione ti aspetta>>. Entravano nella sua cella e lo massacravano di botte. E per undici mesi lo tennero ammanettato, giorno e notte, malgrado i polsi gli fossero andati in putrefazione. A periodi, poi, gli impedivano di fumare, di leggere, di avere un foglio e una matita per scrivere le sue poesie. E lui le scriveva lo stesso, su minuscoli fogli di carta velina, usando il suo sangue per inchiostro. Ma più che un poeta era un simbolo.

Intervista con la storia-  Oriana Fallaci

Sei anni a subire disumane torture, col solo obiettivo di togliergli la dignità.
Ma la dignità Panagulis non l’ha mai persa, nemmeno quando venne trasferito nella prigione militare di Boiati, in una cella totalmente vuota, priva di branda, di materasso, di una coperta. No nemmeno lì perse la sua indole da combattente, da artista. Anche lì trovava ispirazione: 

IL PERCORSO

Tre passi in avanti
e tre indietro di nuovo
mille volte lo stesso percorso
Seimila passi
La passeggiata di oggi
mi ha stancato
Forse perché
misuravo i passi
Ora sto fermo
ma domani
comincerò a camminare all’inverso (La varietà abbellisce la vita!)
E un’altra cosa penso:
se faccio i passi più corti
quattro a quattro potrò misurarli
Sì l’ho pensata bene
Il percorso diventerà più bello…

Quando il 1973 esce, si trascina dentro di sé gli anni di solitudine, di strazio, di vuoto, di senso di inesistenza . Ma continua la sua lotta.
Quale lotta?  La libertà.
Ma quella vera, quella che non si lascia corrompere da niente e nessuno, quella che non ha partiti, non ha posizioni. La libertà come dovere.
Una lotta che lo ha consumato in ogni parte della sua anima.
Una lotta che lo ha risucchiato in un vortice pericoloso, senza uscite, se non quella a cui poi lo hanno condannato.
Una lotta che richiede coraggio, che richiede abbandono, egoismo e consapevolezza finale.
Panagulis è stato assassinato per i soliti meccanismi politici, malsani, corrotti.
Ma io non mi sono voluta soffermare sugli aspetti politici, né su tutto il sistema che girava intorno…questo richiederebbe pagine, pagine e ancora pagine.
Il mio obiettivo è stato quello di ricordare. Quarant’anni fa moriva, e la sua storia la sento così vicina, seppur così distante da oggi, così assurda oggi.
Il mio obiettivo è quello di incuriosire.
Leggete le sue poesie, leggete UN UOMO, leggete le sue interviste.
E’ stato uno dei grandi illogici. E per illogicità, io intendo sottrarsi alle logiche del sistema, sottrarsi a tutti i meccanismi che i sottosistemi ci impongono. Per illogicità io intendo : la libertà .

“Ti amavo, perdio . Ti amavo al punto di non poter sopportare l’idea di ferirti, pur essendo ferita, di tradirti, pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, le tue colpe, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie, le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo con le sue spalle troppo tonde, le sue braccia troppo corte, le sue mani troppo tozze, le sue unghie strappate […] 
Ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la mia vita senza di te.
Un Uomo- Oriana Fallaci

Se ha fatto perdere la testa e l’anima ad una come l’Oriana, beh, ne vale ancor di più la pena scoprire chi è stato Alekos, cosa ha fatto, cosa ha detto, quale grande messaggio ci ha trasmesso.

Valente Marialourdes

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Parlare tanto, dire poco, scrivere tutto, recitare l’anima.

Parlare tanto, dire poco, scrivere tutto, recitare l’anima.

 ” La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, perché la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono.
Ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo”.

 Guy de Maupassant                                                        

<<Cosa ci fa con un blog ?
Adesso mi è diventata pure scrittrice ?
Ma perché sa scrivere, hahah ? >>
Li sto già immaginando tutti i commenti che vi stanno passando per la testa, ancor prima di iniziare, ancor prima di capire. E sto già immaginando quelli che vi stanno venendo proprio ora, mentre leggete con superficiale superiorità.
<<Ma chi si crede di essere ?
Quantè presuntuosa >>
Ma ditemi, ho mai dato ascolto ai giudizi io ?
Mi sono mai messa lì a rimuginare su tutte le inutilità che mi hanno lanciato contro?
Oh…si, vabbè, forse un tempo sì.
D’altronde tutti lo abbiamo fatto.
Quella tipica fase in cui ci sentiamo circondati da esseri enormi che, con occhiali spessi e sguardi indagatori, stanno lì a cercare per poi giudicare le nostre bruttezze, mentre noi ci affatichiamo e ci preoccupiamo (inutilmente) di apparire perfetti.
Apparentemente tutti superano questa fase.
In realtà il 90% rimane ancorato lì, inconsapevolmente.
Oh, l’ho rifatto…
Dovete scusarmi, ho questa assurda tendenza a tergiversare. No, non si tratta di mente confusionaria. E’ che i miei pensieri sono tutti così concatenati tra di loro che è difficile scinderli. Ad esempio, il mio blog avrà alla base un motivo comune, importante, astratto e concreto allo stesso tempo, di cui pian piano vi accorgerete.
Ora… Ah, state aspettando la risposta al vostro domandone :
“Che ci faccio io con un Blog ?”
Non vi rispondo. Sarebbe una giustificazione. E io non mi giustifico mai.
Mi va di farlo, o meglio, mi sento di farlo.
Narrarsi , raccontarsi è uno dei più grandi rischi della nostra vita.
Rischio misto a paura … eppure se non lasciamo che il nostro io esploda verso il mondo esterno, se non concediamo a noi stessi quel minimo di libertà di auto-espressione, finiamo col rimanere incatenati, chiusi in una stanza vuota.
Ognuno di noi ha il suo specifico, caratteristico, particolare modo di esporsi.
Per quel che riguarda me, nonostante tutti mi diano della logorroica, nonostante tutti pensino che io con le parole ci sappia fare, che potrei buttare a terra tutti a suon di parole, il parlare non è certo la forma con cui mi esprimo meglio, anzi.
Le parole sono così inutili delle volte, sono così vuote, così nettamente in contrasto con quello che dicono gli occhi. Sono aria le parole.
Una delle cose che meno sopporto sono quegli individui che parlano, parlano, e parlano. Uno aspetta, si chiede : arriverà prima o poi ad un punto ? ? No. Quel punto concreto non arriva mai. Assumono quest’aria da intellettuali, da filosofi, da psicologi. Ora, io che studio psicologia non mi sono mai permessa ma mai mi permetterò di urlare contro le persone: << Io ti conosco. Tu fingi. Tu non stai bene. Tu sei triste. Tu sei sola>> Insomma sproloqui inutili, basati semplicemente su qualche libro letto in più. Il problema è che si sono fermati lì. I libri li hanno letti solo. Non ne hanno assimilato i valori, gli insegnamenti. Non sono riusciti a metterli in pratica. Nozioni e basta. E le nozioni non sviluppano l’arte più importante, quella del saper campare.
Ecco perché preferisco scrivere.
Quando si scrive, si è soli con sé stessi. Soli a tu per tu con la propria intimità.
Quando scrivi segui l’andazzo della tua mente, della tua anima.
Quando scrivi liberi.
Forse sbaglio. Forse dovrei parlare per me, dovrei utilizzare la prima persona singolare.
E’ che io credo che chi si abbandona totalmente alla scrittura, facendo riferimento esclusivamente a sé stesso,e non al contorno, non all’intorno, abbia una certa unicità.
La scrittura è un LIBERARE ed un IMPRIGIONARE, lasciar scivolar fuori e tenere dentro di sé. L’inchiostro sfugge via ed imprime ! ! Scrivere è un po’… come recitare, sì. Quando il recitare non è mera finzione, mera ripetizione. Quando il recitare è ricerca di sé in altri sé , è liberare ed imprigionare nuove idee, nuove immagini, nuove strutture interiori. Quando preferisci Stanislavskij a Diderot…ecco tutto.
Ecco il motivo di questa improvvisa idea, di questo lampo di genio, arrivato così, quasi a dire, a gridare, a sbraitare, a bassa voce :
“Rivoluzioniamoci un po’, su ! Trasmettiamo il virus dell’ illogicità in giro !”
 Marialourdes Valente.