” La parola abbaglia e inganna perché è mimata dal viso, perché la si vede uscire dalle labbra, e le labbra piacciono e gli occhi seducono.
Ma le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo”.

 Guy de Maupassant                                                        

<<Cosa ci fa con un blog ?
Adesso mi è diventata pure scrittrice ?
Ma perché sa scrivere, hahah ? >>
Li sto già immaginando tutti i commenti che vi stanno passando per la testa, ancor prima di iniziare, ancor prima di capire. E sto già immaginando quelli che vi stanno venendo proprio ora, mentre leggete con superficiale superiorità.
<<Ma chi si crede di essere ?
Quantè presuntuosa >>
Ma ditemi, ho mai dato ascolto ai giudizi io ?
Mi sono mai messa lì a rimuginare su tutte le inutilità che mi hanno lanciato contro?
Oh…si, vabbè, forse un tempo sì.
D’altronde tutti lo abbiamo fatto.
Quella tipica fase in cui ci sentiamo circondati da esseri enormi che, con occhiali spessi e sguardi indagatori, stanno lì a cercare per poi giudicare le nostre bruttezze, mentre noi ci affatichiamo e ci preoccupiamo (inutilmente) di apparire perfetti.
Apparentemente tutti superano questa fase.
In realtà il 90% rimane ancorato lì, inconsapevolmente.
Oh, l’ho rifatto…
Dovete scusarmi, ho questa assurda tendenza a tergiversare. No, non si tratta di mente confusionaria. E’ che i miei pensieri sono tutti così concatenati tra di loro che è difficile scinderli. Ad esempio, il mio blog avrà alla base un motivo comune, importante, astratto e concreto allo stesso tempo, di cui pian piano vi accorgerete.
Ora… Ah, state aspettando la risposta al vostro domandone :
“Che ci faccio io con un Blog ?”
Non vi rispondo. Sarebbe una giustificazione. E io non mi giustifico mai.
Mi va di farlo, o meglio, mi sento di farlo.
Narrarsi , raccontarsi è uno dei più grandi rischi della nostra vita.
Rischio misto a paura … eppure se non lasciamo che il nostro io esploda verso il mondo esterno, se non concediamo a noi stessi quel minimo di libertà di auto-espressione, finiamo col rimanere incatenati, chiusi in una stanza vuota.
Ognuno di noi ha il suo specifico, caratteristico, particolare modo di esporsi.
Per quel che riguarda me, nonostante tutti mi diano della logorroica, nonostante tutti pensino che io con le parole ci sappia fare, che potrei buttare a terra tutti a suon di parole, il parlare non è certo la forma con cui mi esprimo meglio, anzi.
Le parole sono così inutili delle volte, sono così vuote, così nettamente in contrasto con quello che dicono gli occhi. Sono aria le parole.
Una delle cose che meno sopporto sono quegli individui che parlano, parlano, e parlano. Uno aspetta, si chiede : arriverà prima o poi ad un punto ? ? No. Quel punto concreto non arriva mai. Assumono quest’aria da intellettuali, da filosofi, da psicologi. Ora, io che studio psicologia non mi sono mai permessa ma mai mi permetterò di urlare contro le persone: << Io ti conosco. Tu fingi. Tu non stai bene. Tu sei triste. Tu sei sola>> Insomma sproloqui inutili, basati semplicemente su qualche libro letto in più. Il problema è che si sono fermati lì. I libri li hanno letti solo. Non ne hanno assimilato i valori, gli insegnamenti. Non sono riusciti a metterli in pratica. Nozioni e basta. E le nozioni non sviluppano l’arte più importante, quella del saper campare.
Ecco perché preferisco scrivere.
Quando si scrive, si è soli con sé stessi. Soli a tu per tu con la propria intimità.
Quando scrivi segui l’andazzo della tua mente, della tua anima.
Quando scrivi liberi.
Forse sbaglio. Forse dovrei parlare per me, dovrei utilizzare la prima persona singolare.
E’ che io credo che chi si abbandona totalmente alla scrittura, facendo riferimento esclusivamente a sé stesso,e non al contorno, non all’intorno, abbia una certa unicità.
La scrittura è un LIBERARE ed un IMPRIGIONARE, lasciar scivolar fuori e tenere dentro di sé. L’inchiostro sfugge via ed imprime ! ! Scrivere è un po’… come recitare, sì. Quando il recitare non è mera finzione, mera ripetizione. Quando il recitare è ricerca di sé in altri sé , è liberare ed imprigionare nuove idee, nuove immagini, nuove strutture interiori. Quando preferisci Stanislavskij a Diderot…ecco tutto.
Ecco il motivo di questa improvvisa idea, di questo lampo di genio, arrivato così, quasi a dire, a gridare, a sbraitare, a bassa voce :
“Rivoluzioniamoci un po’, su ! Trasmettiamo il virus dell’ illogicità in giro !”
 Marialourdes Valente.
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